Misticismo - Esoterismo

La Rosa come Simbolo dell'Anima in evoluzione.

La Mistica dell'Anima - Il Nettare della Rosa

La Mistica dell'Anima - Il Nettare della Rosa
Dio, Teologia, Misticismo, Filosofia, Gnosi, Esoterismo.

giovedì 23 gennaio 2014

LA MERKAVAH - IL CARRO DI LUCE O GLORIA DI DIO













Merkavah o Misticismo del carro o Mer-Ka-Ba (parole egiziane che significano: MER (Luce), KA (Spirito) e BA (Corpo) - Rappresentata da una stella tetraedro a otto punte, simboleggia il veicolo o corpo di Luce creato per viaggiare verso altre dimensioni); scuola di misticismo ebraico che si focalizza su visioni spirituali come quella descritta nel primo capitolo del libro di Ezechiele o della letteratura hekhalot, e riportano storie di ascese a "palazzi" celesti.

Il corpus principale della letteratura Merkabah fu composto in Israele nel periodo 200–700 e.v., sebbene riferimenti posteriori alla tradizione del Carro si possano trovare anche nella letteratura Chassidei Ashkenaz del Medioevo.

Uno dei testi principali di questa tradizione è la Maaseh Merkavah (Opere del Carro).

" Che Tu sia benedetto per sempre sul trono di gloria. Tu che dimori nelle stanze delle Altezze e nel luogo della sublimità. Poiché Tu hai rivelato i misteri e i misteri dei misteri e i segreti e i segreti dei segreti a Mosè e Mosè li ha rivelati a Israele... ".
(Maaseh Merkavah, vv. 11-15)



I LIVELLI MULTIPLI O CIELI:













Le omelie Merkabah basilarmente consistevano di descrizioni dettagliate di cieli a livelli multipli (di solito in numero di sette - come i Chakra), spesso custoditi dagli angeli e circondati da fiamme e fulmini.

Il più alto dei cieli contiene sette palazzi (Heikhalot), e nel palazzo più interno risiede un'immagine divina suprema (la Gloria di Dio o un'immagine angelica) seduta su un trono, circondata da schiere maestose che cantano le lodi di Dio.

Non si conosce precisamente quando queste immagini furono congiunte con un vero e proprio motivo di esperienza mistica di "ascesa" individuale (paradossalmente chiamata "discesa" nella maggior parte dei testi, forse ad indicare la discesa in una dimensione ineffabile) e unione col Divino.

La maggioranza degli storici contemporanei della mistica ebraica in genere datano questo sviluppo al III secolo e.v.  Anche in questo caso, vi è una disputa significativa tra gli storici se questi temi di "ascesa" e "unione" fossero il risultato di una qualche influenza esterna, in genere gnostica, o una progressione naturale delle dinamiche religiose dell'ebraismo rabbinico *.

*Nota (Nello studio storiografico della Cabala, gli esperti distinguono due importanti argomenti che caratterizzano la Cabala: il primo, Ma‘asseh Bereshit, si occupa di indagare e conoscere l‘Opera della Creazione, mentre il secondo, Ma‘asseh Merkavah, riguarda la rivelazione del Carro Celeste. Esiste poi una discussione midrashica in Genesi Rabbah che verte sulla creazione del Trono Celeste e che indaga se sia avvenuta prima della Creazione del mondo o durante uno dei primi sei giorni in cui essa avvenne. Analoga è la locuzione Trono di Gloria, il Kissè haKavod. Cfr. int. al. Scholem, Jewish Gnosticism, Merkabah Mysticism, and Talmudic Tradition, loc. cit.)


ETIMOLOGIA E ORIGINI:


La parola ebraica Merkavah, (dall'ebraico מרכבה, "carro, biga", derivante dalla radice consonantica r-k-b, con significato "cavalcare") è usata in Ezechiele (Ez1,4-26) con riferimento al carro-trono di Dio con angeli detti Chayyot (dall'ebraico חַיּוֹת "esseri viventi", "creature"), ognuno dei quali ha quattro o sei ali, due verso i piedi, due all'altezza del torace e due che coprono il volto, e quattro facce secondo le loro figure (di un uomo, di un leone, di un'aquila e di un bue).

Il nome merkav(/b)ah (nel senso di "carro") ricorre 44 volte nel testo masoretico della Bibbia ebraica - più che altro nel significato di un normale cocchio terrestre e sebbene il concetto della Merkabah sia associato con la visione di Ezechiele (Ezechiele 1:4-26), la parola non viene scritta esplicitamente in Ezechiele 1.  Tuttavia quando non tradotto in italiano, il termine ebraico merkabah (מֶרְכַּבְ ,מרכבה e מִרְכֶּבֶת) si riferisce al carro-trono di Dio nelle visioni profetiche.  Viene quindi strettamente associato alla visione di Ezechiele capitolo 1, che descrive una quadriga tirata dai citati quattro chayyot ("esseri viventi") con quattro ali ciascuno e le quattro facce di uomo, leone, bue e aquila.   LA


VISIONE DI EZECHIELE:



Il profeta Ezechiele descrive la struttura del Carro parlando di ruote e di una lastra al di sotto; la descrizione del movimento di più ruote viene associata "all'andare ed ritornare" degli angeli presenti nel Carro Celeste della Merkavah.

Secondo i versetti in Ezechiele ed i rispettivi commentari che ne conseguono, la visione è costituita da un carro fatto di molti esseri celesti guidati da "una figura dalle sembianze umane".

Quattro esseri formano la struttura basilare del carro.  Questi esseri sono chiamati le "creature viventi" (ebraico: חיות, traslitt. khayyot).

I corpi delle creature sono "come quelli di un essere umano", ma ciascuno di essi ha quattro facce, che corrispondono alle quattro direzioni nelle quali il carro può andare (nord, sud, est e ovest).

Le facce sono quelle di uomo, leone, bue (poi cambiato in un cherubino in Ezechiele 10:14) e un'aquila.

Poiché ci sono quattro angeli e ciascuno ha quattro facce, ci sono un totale di sedici facce.

Ogni angelo Chayot dispone anche di quattro ali. Due di queste ali si distendono su tutta la lunghezza del carro e si collegano con le ali dell'angelo sull'altro lato.

Ciò crea una sorta di 'quadrilatero' di ali che formano il perimetro del carro.  Con le altre due ali, ogni angelo copre il proprio corpo.  

Sotto, ma non attaccati ai piedi degli angeli Chayot, ci sono altri angeli che sono a forma di ruote.



Questi angeli ruote, che sono descritti come "ruota dentro ruota", si chiamano "Ophanim" אופנים (lett. ruote, cicli o vie).

Queste ruote non sono direttamente sotto il carro, ma si trovano vicine e lungo il suo perimetro.

L'angelo con la faccia d'uomo è sempre sul lato est e guarda la "figura dalle sembianze umane" che guida il carro.

Questa "figura" siede su un trono fatto di zaffiro.  La Bibbia fa poi menzione di un terzo tipo di angelo riportato nella Merkabah e chiamato "Seraph" (lett. "ardente").


Questi angeli Seraphim (Serafini) appaiono come lampi di fuoco che continuamente ascendono e discendono. Nel caso specifico, i Serafini alimentano il movimento del carro.

 Nella gerarchia degli angeli, i Serafini sono i più elevati, cioè più vicini a Dio, seguiti dai Chayot, seguiti dagli Ophanim. Il carro è in un costante stato di moto, e l'energia che è alla base di questo movimento viene emanata in base a questa gerarchia. Il movimento degli "Ophanim" è controllato dalle "creature viventi", mentre il movimento dei "Chayot" è controllato dai "Seraphim".

Il movimento di tutti gli angeli del carro sono controllati dalla "figura in sembianza d'uomo" sul Trono.



COMMENTARIO EBRAICO:  

I primi commentari rabbinici della Merkabah furono esposizioni esegetiche delle visioni profetiche di Dio nei cieli, e del corteo divino degli angeli, schiere e creature celesti che circondano Dio.

Le prime fonti suggeriscono che l'omiletica Merkabah non diede luogo ad esperienze di ascensione - come un saggio rabbino afferma: "Molti hanno dissertato sulla Merkabah senza mai vederla."

Un riferimento alla Merkabah nel Talmud rileva l'importanza del passo:

"Un grosso problema — il resoconto della Merkavah; un piccolo problema — le discussioni di Abaye e di Rava [saggi talmudici famosi]."

I saggi Rabbi Yochanan Ben Zakkai (m. 80 e.v.) e successivamente Rabbi Akiva (m. 135) furono profondamente coinvolti nell'esegesi della Merkabah.

Rabbi Akiva ed il suo coetaneo Rabbi Ishmael ben Elisha sono spesso protagonisti della letteratura ascensionale Merkabah.



PROIBIZIONI DELLO STUDIO:



Il trattato sull'Offerta Festiva del Talmud babilonese espone la regola secondo cui è permesso rivelare il "segreto della Merkavah" solo ad alcuni uomini particolarmente elevati spiritualmente, con rari talenti e doti precipue.

In verità i divieti talmudici in materia di studio e approfondimento della Merkabah sono numerosi e ampiamente approvati.   Secondo l'Ebraismo, le discussioni sulla Merkabah sono riservate esclusivamente ai saggi più meritevoli e si narrano leggende ammonitrici circa i pericoli della meditazione troppo intensa relativa alla Merkabah.


Ad esempio, le dottrine segrete non possono essere discusse in pubblico:

"Non cercare le cose troppo difficili per te, non indagare le cose per te troppo grandi.

Bada a quello che ti è stato comandato, poiché tu non devi occuparti delle cose misteriose.

Non sforzarti in ciò che trascende le tue capacità, poiché ti è stato mostrato più di quanto comprende un'intelligenza umana."


Ciò deve essere contemplato solo da studiosi esemplari:

"Bereshit Ma'aseh non deve essere spiegata davanti a due persone, né Ma'aseh Merkabah davanti ad una, a meno che non sia saggio e la capisca da solo."

Ulteriore commentario riporta che i titoli di capitolo di Ma'aseh Merkabah possono essere insegnati, come venne fatto dall'amora Rabbi Ḥiyya.

Secondo il Talmud gerosolimitano Hagigah ii. 1, l'insegnante leggeva i titoli dei capitoli dopodiché, fatta salva l'approvazione del maestro, l'allievo leggeva fino alla fine del capitolo, sebbene Rabbi Zera affermasse che persino i titoli di capitolo avrebbero dovuto essere comunicati solo alle persone a capo di una scuola e cauti di temperamento.

Secondo il saggio amora Rabbi Ammi, la dottrina segreta doveva solo esser trasmessa a colui che possedeva le cinque qualità elencate in Isaia 3:3 (esperto in uno delle cinque differenti professioni che richiedono il buon senso) e, necessariamente, di età matura.

Quando Yochanan Ben Zakkai desiderò istruire Eleazar ben Azariah sulla Maaseh Merkabah, costui rispose: "Non sono ancora abbastanza vecchio".   Un ragazzo che riconobbe il significato di Ezechiele 1:04, fu consumato dal fuoco (Hagigah 13b), ed i pericoli connessi con la discussione non autorizzata di queste materie sono spesso descritti nel Talmud.


ESEGESI CHASSIDICA:






La Filosofia chassidica (Chassidut) spiega che la Merkabah è un'analogia a più strati che permette di comprendere la natura dell'uomo, l'ecosistema, il mondo e ci insegna come diventare persone migliori.

I quattro angeli Chayyot del Carro rappresentano gli archetipi fondamentali di cui Dio si è servito per creare la natura attuale del mondo.

Gli Ophanim, parola ebraica al plurale che significa "vie/modi", sono i modi in cui questi archetipi si combinano per creare entità reali che esistono nel mondo.

Per esempio, negli elementi basilari del mondo, il leone rappresenta il fuoco, il bue la terra, l'uomo l'acqua e l'aquila l'aria.

Tuttavia, in pratica, ogni cosa nel mondo è una combinazione di tutti e quattro, e le particolari combinazioni di ciascun elemento che esistono in ogni cosa, sono i suoi particolari Ophanim modi.

L'"Uomo sul trono" nella visione di Ezechiele rappresenta descrittivamente Dio, che controlla tutto ciò che accade nel mondo e come tutti gli archetipi che ha causato debbano interagire.

L'"Uomo sul trono", tuttavia, guida quando i quattro angeli collegano le loro ali.

Questo significa che Dio non ci sarà rivelato quando noi contempliamo (ad esempio) tutti e quattro gli elementi come entità separate e indipendenti.

Tuttavia, se uno guarda al modo in cui terra, vento, fuoco e acqua (ad esempio) in opposizione reciproca sono in grado di operare insieme e coesistono in completa armonia nel mondo, ciò dimostra che vi è davvero una potenza superiore (Dio ) che ordina a questi elementi come agire.

Questa esegesi chassidica continua a spiegare come i quattro gruppi fondamentali di animali e le quattro principali filosofie e personalità archetipiche rivelino una più alta origine – divina – quando si è in grado di leggere tra le righe e vedere come queste forze opposte possano interagire in armonia. La persona dovrebbe sforzarsi di essere come una Merkabah, cioè, deve realizzare tutti i vari propri talenti, qualità e inclinazioni (i suoi angeli).



Potrebbero sembrare in contraddizione, ma quando si dirige la propria vita verso un obiettivo più alto, come fare la volontà di Dio, Egli (l'Uomo sul trono che guida il carro) si adopererà affinché tutti possano operare insieme e persino completarsi a vicenda.

In definitiva, dobbiamo sforzarci di capire come tutte le forze del mondo, anche se possono sembrare in conflitto, si possano unire quando sappiamo come usarle tutte per soddisfare uno scopo più alto, cioè servire Dio.


MASSEH MERKAVAH:



Ma'aseh Merkabah ( מעשה מרכבה, "Opera/e del Carro") è un testo mistico ebraico, in lingua ebraica, che risale ai tempi dei Gaonim e che comprende una raccolta di inni recitati dai "discendenti" e uditi durante la loro ascesa.  Fa parte della tradizione del Misticismo Merkabah e della letteratura Heikhalot.

Il nome è recente e il testo fu scoperto dallo studioso Gershom Scholem.  Ma'aseh Merkabah pare risalga al tardo periodo ellenistico, dopo la fine del periodo del Secondo Tempio successivo alla distruzione di Gerusalemme nel 70 e.v., quando il culto materiale del Tempio cessò di funzionare.

L'idea di fare un viaggio verso l‘hekhal, il palazzo celeste, sembra essere una sorta di spiritualizzazione dei pellegrinaggi all‘hekhal terreno (il Tempio), che non erano ormai più possibili.  Si tratta di una forma di misticismo ebraico pre-cabala, che insegna sia la possibilità di fare un viaggio sublime verso Dio, sia la capacità dell'uomo di attirare giù in terra i poteri divini: sembra quindi essere stato un movimento esoterico nato dalla mistica sacerdotale già evidente nei Rotoli del Mar Morto e in alcuni scritti apocalittici.

Diversi movimenti di misticismo ebraico e, successivamente, studenti della Cabala si sono concentrati sui passi del Libro di Ezechiele, cercando i significati nascosti e i segreti della Creazione, in quella che si pensa fosse un linguaggio metaforico dei versetti in questione.







A causa della preoccupazione di alcuni studiosi della Torah che fraintendere questi passaggi prendendoli per descrizioni letterali dell'immagine di Dio potesse portare a blasfemia o idolatria, ci fu grande opposizione a studiare questo argomento senza una corretta preparazione.

Commentari biblici ebraici sottolineano che l'immaginario della Merkabah non deve essere preso alla lettera; al contrario, il carro ei suoi angeli sono analogie per i vari modi in cui Dio si rivela al mondo.

La filosofia chassidica e la Cabala discutono a lungo su ciò che ciascun aspetto di questa visione possa rappresentare in questo mondo e di come la visione non comporti che Dio sia costituito da tali forme.

Gli ebrei abitualmente leggono i passi biblici riguardanti la Merkabah nelle loro sinagoghe ogni anno durante la festa di Shavuot, e la Merkabah viene citata anche in vari passi tradizionali della liturgia ebraica.


ASCENSIONE:











Le descrizioni date sulla contemplazione della "Gloria" di Dio e del trono celeste usano una terminolgia che varia nel corso dei secoli.

Nel periodo della Mishnah, si fa di solito riferimento allo "Studio della Gloria" teosofico o ad una "Comprensione della Gloria" o anche al curioso termine "Occupazione della Gloria" in merito a Rabbi Akiva, che ne fu trovato degno.

Nella prima letteratura, gli autori parlano sempre di un‘ascesa alla Merkabah, un'analogia illustrativa che è ormai diventata naturale nell'argomento.

Paradossalmente, come già si è notato, i gruppi mistici che praticavano questi "viaggi visionari" dell'anima verso i cieli empirei, venivano citati come "discendenti alla Merkabah" - Yorde Merkabah in ebraico - e tale nome rimane fisso in tutta la letteratura successiva.

Gli autori degli Heikhalot Maggiori fanno riferimento all'esistenza di questi Yorde Markabah come gruppo con una qualche sorta di organizzazione e li identificano nella solita maniera laggendaria col circolo di Yochanan Ben Zakkai ed i suoi discepoli. Poiché gli Heikhalot Maggiori contengono elementi palestinesi oltre a quelli babilonesi – i primi capitoli in particolare, afferma Scholem, mostrano chiare tracce di influenza palestinese, sia nel contenuto che nello stile – non parrebbe impossibile che l'organizzazione di questi gruppi mistici fosse avvenuta nella tarda epoca talmudica (IV o V secolo) sul suolo della Palestina.

Tali erano quindi questi gruppi mistici organizzati, che favorivano e trasmettevano una particolare tradizione: con scuole di mistici che non erano disposti a rivelare la propria conoscenza segreta, la loro Gnosis, al pubblico.

Troppo grande era il pericolo, in questo periodo di frequenti eresie ebraiche e cristiane, che la speculazione mistica basata su un'esperienza religiosa privata potesse entrare in conflitto con l'Ebraismo "rabbinico" che si stava rapidamente cristallizzando durante la stessa epoca.

Si stabilirono quindi certe condizioni di ammissione nel circolo dei mistici della Merkabah: le fonti talmudiche già menzionano certe stipulazioni, sebbene di carattere generale, secondo cui l'ammissione veniva resa condizionale al possesso di certi requisiti morali.

Solo un "presidente della corte" o uno che appartenesse alle categorie degli uomini citati in Isaia 3.3 veniva reputato degno di ottenere la conoscenza della tradizione mistica Merkabah.

Inoltre si ritrovano criteri fisici che non hanno niente a che fare col carattere morale o sociale dell'accolito: in particolare, il novizio viene giudicato in base a criteri fisiognomici e chiromantici – procedura nuova che pare fosse stata stimolata dal rinascimento della fisiognomica ellenistica del II secolo e.v.

Coloro che passavano il test venivano considerati degni di procedere nella "discesa" alla Merkabah che li avrebbe condotti, dopo molte tribolazioni e pericoli, attraverso i sette palazzi celesti e prima ancora, attraverso i cieli.   Questa ascesa mistica veniva sempre preceduta da pratiche ascetiche la cui durata a volte era di dodici giorni, a volte di quaranta giorni.  Un resoconto di tali pratiche venne fatto nel 1000 ca. da Hai ben Sherira, il capo di un'accademia babilonese.

Secondo lui, "molti studiosi erano del parere che uno che si distingua nelle molte qualità descritte nei libri e che desideri contemplare la Merkabah ed i palazzi degli angeli nell'Alto, devono seguire certe procedure.  Costui deve digiunare un certo numero di giorni e porre la testa tra le ginocchia e sussurrare molti inni e canti i cui testi sono noti dalla tradizione.

Poi egli percepisce l'interiore e le stanze, come se vedesse i sette palazzi coi propri occhi, ed è come se entrasse un palazzo dopo l'altro e vedesse cosa contengono."  La postura tipica del corpo di questi asceti è anche quella di Elia durante la sua preghiera sul Monte Carmelo: è un atteggiamento di profondo oblio di sé che, a giudicare da certi paralleli etnologici, favorisce l'induzione di autosuggestione preipnotica.



Dopo tali preparazioni e in uno stato di estasi, l'adepto è finalmente pronto per il viaggio mistico.

Gli Heikhalot Maggiori non descrivono i dettagli di tale viaggio attraverso i sette cieli, ma descrivono invece il viaggio dell'adepto attraverso i sette palazzi situati nel cielo più alto: le schiere dei "Guardiani" poste ai due lati del portale che si apre sulla Sala celeste attraverso il quale l'anima deve passare nella sua ascesa.

Ma l'anima necessita di una "chiave" per poter continuare il suo percorso senza pericolo – un sigilo magico fatto di un nome segreto che faccia fuggire i demoni e gli angeli ostili.

Ogni nuovo stadio di ascensione richiede un nuovo sigillo col quale il viaggiatore "sigilla se stesso" cosicché, per citare un frammento, "egli non venga trascinato nel fuoco e fiamme, nel vortice e tempesta che Ti circondano, O Tu terribile e sublime."

I pericoli dell'ascesa attraverso i palazzi della sfera Merkabah sono grandi, specialmente per coloro che intraprendono il viaggio senza la necessaria preparazione, o ancor più per chi non ne è degno.  Col progredire del percorso, i pericoli diventano sempre maggiori, progressivamente: angeli ed arconti si gettano sul viaggiatore "per poterlo mandar via"; un fuoco che gli erompe dal corpo minaccia di divorarlo.

Nel Terzo libro di Enoch si narra la descrizione fornita dal Patriarca a Rabbi Ishmael sulla propria metamorfosi che lo trasforma nell'angelo Metatron, quando la sua carne si muta in "torce di fuoco".

Secondo gli Heikhalot Maggiori, ogni mistico deve subire tale trasformazione nel pericolo di venir divorato dalle "torce di fuoco": questa transizione attraverso le prime fasi del processo mistico di trasfigurazione è una necessità ineluttabile.

Secondo un altro frammento, il mistico deve esser capace di stare eretto "senza mani e senza piedi", poiché entrambi gli sono stati bruciati.

Questo stare senza piedi in uno spazio abissale viene citato altrove come esperienza caratteristica di molti estatici; una fase mistica che ci si avvicina molto viene descritta nell‘Apocalisse di Abramo.

Le ultime fasi dell'ascesa sono narrate vividamente negli Heikhalot Maggiori, e rappresentano il sesto e settimo portale.

Tuttavia tali descrizioni non sono uniformi, ma sembrano essere una compilazione di vari documenti e tradizioni che si riferiscono alle rispettive esperienze dei mistici Merkabah.

Ci sono discussioni tra il viaggiatore e i guardiani dei portali al sesto palazzo, gli Arconti Domiel e Katspiel, che occupano un notevole spazio nel racconto e risalgono certamente ai primi tempi della tradizione.

Comunque, l'idea dei "sette cieli" attraverso i quali l'anime ascende alla sua dimora originale, dopo la morte o in uno stato d'estasi mentre il corpo è ancora vivo, è veramente molto antica.

In una forma oscura e in un certo modo distorta, si può già trovare in apocrifi antichi quali l‘Apocalisse di Esdra o la Ascensione di Isaia, che si basa su testi ebraici.

Nello stesso modo, l'antico resoconto talmudico dei sette cieli, i loro nomi ed i loro contenuti, sebbene apparentemente solo cosmologico, sicuramente presuppone un'ascesa dell'anima al trone nel settimo cielo.

Tali descrizioni dei sette cieli, più una lista dei nomi dei loro arconti, ci sono pervenute dalla scuola dei mistici Merkabah nel periodo post-mishnahico, ed è proprio lì che si trova ancora una dottrina totalmente esoterica. Così per esempio nelle "Visioni di Ezechiele" il profeta vede i sette cieli con le loro sette Merkabah riflesse nelle acque del fiume Chebar.

Questa forma di speculazione sulle sette Merkabah che corrisponderebbero ai sette cieli è ancora priva di citazioni di Heikhalot, o stanze, della Merkabah.

Probabilmente entrambe le concezioni erano note ai diversi gruppi o scuole del[o stesso periodo.


CURIOSITA' SUL CRISTIANESIMO:



Secondo lo studioso Timo Eskola, la prima teologia cristiana fu influenzata dalla tradizione ebraica della Merkabah.

Similmente, gli storici Alan F. Segal e Daniel Boyarin considerano la narrazione di Paolo di Tarso sulla propria conversione e ascesa ai cieli come il più antico resoconto in prima persona di un mistico Merkabah nella letteratura ebraica o cristiana.

In contrasto, Timothy Churchill ha affermato che l'incontro di Paolo sulla via di Damasco non rientra nell'ambito della Merkabah.


Nel Cristianesimo, l'uomo, il leone, il bue e l'aquila vengono usati come simboli dei quattro evangelisti (o autori dei vangeli) e appaiono frequentemente nelle decorazioni delle chiese.

Queste creature sono chiamate Zoë (o Tetramorfo), e circondano il Trono di Dio in Cielo, insieme a 24 anziani e sette spiriti di Dio (secondo l'Apocalisse di Giovanni 4:1-11).

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Per maggiori info:

Merkavah:
http://it.wikipedia.org/wiki/Merkavah



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LA MERKAVAH & L'ESOTERISMO DELLO ZOHAR


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MICHELE P.