Misticismo - Esoterismo

La Rosa come Simbolo dell'Anima in evoluzione.

La Mistica dell'Anima - Il Nettare della Rosa

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Dio, Teologia, Misticismo, Filosofia, Gnosi, Esoterismo.

mercoledì 29 gennaio 2014

ESOTERISMO ED ESSOTERISMO di MICHELE PERROTTA


















Esoterismo ed Essoterismo tratto da La Bibbia Rivelata – Iniziazione al linguaggio esoterico della Sacra Scrittura di Michele Perrotta.


L’esoterismo, e con esso l’interpretazione simbolica dei testi sacri, non ha
nulla a che vedere con il satanismo o con altre pratiche occulte orientate a
far accrescere il male.

Per “esoterismo” (dal greco esotericos “interiore”) s’intende quella “scienza sacra”
che vieta di rivelare a chi non sia iniziato ai misteri certe parti più intime
e segrete di un rito, di un testo sacro e/o di una dottrina religiosa.

Detto ciò, e questo è sempre bene rimarcarlo, non può esistere un esoterismo
genuino senza una vera Tradizione a cui esso sia per sua stessa natura
in qualche modo legato. 

Come del resto non esiste l’Ombra senza la Luce.

Il termine “essoterico” (dal greco exotericos “esterno”), invece, è inerente a
quella parte di dottrina o di una prassi religiosa la quale può essere conosciuta
anche dai profani (coloro che sono al di fuori del tempio) e che è a tutti gli effetti esteriorizzata ed aperta a tutti.


L’esoterismo e l’essoterismo sono due mondi paralleli che viaggiano all’unisono,
sono due vie capaci di compenetrarsi l’un l’altra trasportando colui
che sa viverle in armonia nel proprio intimo verso superiori stati di esistenza.

Oltre alle religioni ufficiali sono sempre esistite organizzazioni esoteriche
dedite alla trasmissione di insegnamenti spirituali segreti.

La separazione tra riti esoterici ed exoterici fu rigorosamente osservata sin
dall’antichità. 

Tuttavia i mistici da sempre possiedono nel loro cuore queste
due facce della stessa medaglia proprio perchè sono vie diverse ma non separate
tra loro. 

Sarebbe questo il primo passo essenziale che condurrebbe il
vero Sé verso la trascendenza: 

fondere e armonizzare nella propria coscienza i due aspetti apparentemente opposti. 

Tutto questo avrebbe a che fare con ciò che viene indicato con il termine “aspetto speculare della realtà”.


L’esoterista Rene Guenon (1886 –1951), conosciuto anche con il nome di
Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya dopo la sua conversione all’Islam, nel libro
L’Esoterismo Cristiano, una raccolta di alcuni suoi articoli sulle tematiche esoteriche
occidentali, rimarca la connessione tra esoterismo ed essoterismo in
questi termini:

“ Una tradizione veramente iniziatica non può essere “eterodossa”, ed il qualificarla
così significa invertire il rapporto normale e gerarchico che esiste fra l’interiore
e l’esteriore. L’esoterismo non e contrario all’“ortodossia” , anche se intesa
semplicemente in senso religioso; esso e al di sopra o al di la del punto di vista religioso, e ciò, evidentemente, non è affatto la stessa cosa; ed in effetti, l’accusa ingiustificata di “eresia” fu spesso un comodo mezzo per sbarazzarsi di certa gente
che poteva essere imbarazzante per tutt’altri motivi ”.


Per far comprendere al lettore come queste due vie risultino essere entrambe
utili le compariamo, ma questo è solo un piccolo esempio, ad uno strumento
musicale in piena attività il quale, pur essendo di natura materiale e
tridimensionale, fornisce al mondo la musica che però non può essere né
misurata e nè pesata con gli strumenti mondani. 

L’aspetto nascosto, in questo caso la musica, diventa in questo senso più importante di quello visivo (lo strumento) poiché sarebbe sostanzialmente il frutto stesso di tutto un determinato processo che diviene vivente e presente nel nostro mondo, esattamente
come una dolce melodia ben suonata con gli strumenti musicali da
uno o piu musicisti. 

Per ottenere tutto questo e palesemente ovvio che c’e bisogno di entrambe le cose: lo strumento, e con esso il musicista, e la musica. 

L’esoterismo e l’essoterismo si servono da sempre di due differenti modalità
di comunicazione che sono i seguenti: Simbolo e Logos.

Il Logos non e altro che la parola, o racconto, sottoposto ad uno schema mentale
mediante una precisa narrazione, ed è essoterico. 
Il Logos argomenta in sostanza ciò che è oscuro rendendolo vivente attraverso la narrazione stessa del racconto.


Il Simbolo, invece, racchiude in sé una sintesi per sua stessa natura:
è un concentrato raffigurativo che comunica direttamente nell’intimo
di colui che sa comprenderlo. 

Nonostante il suo collocamento sia esteriore, come può essere ad esempio un crocefisso appeso ad un muro, il quale racchiude in sé tutto il racconto inerente alla Passione di Cristo tratta dal Vangelo, il suo agire è interiore, ed è quindi un veicolo esoterico a tutti gli effetti. 

In sostanza l’uomo da sempre entrerebbe nel simbolo per uscire dal
tempo. Addentrandosi in sostanza nei meandri del Sé.


Spesso i simboli vengono presentati nel quotidiano e vengono trasmessi inconsciamente alle masse dando origine ad una tradizione (senso essoterico);
mentre i simboli, che invece vengono assimilati per conoscenza, quindi trasmessi
e/o ricevuti attraverso un’iniziazione (senso esoterico), sono funzionali
a livello conscio e precisamente vengono metabolizzati nella consapevolezza.

Per far comprendere meglio questo nostro ragionamento dobbiamo
tener conto delle differenze tra Logos e Simbolo, più precisamente tra il Logos
e gli Archetipi. 

A questo proposito azzardiamo un accostamento prendendo
le parole del grande filosofo e libero pensatore Filippo Giordano Bruno
(1548-1600) riguardanti il linguaggio sacro degli Egizi. 

Nel De Magia il Nolano espone il seguente concetto che rende bene l’idea della nostra argomentazione:

«“Essi avevano a disposizione, per designare le singole cose, immagini
determinate, desunte dalle cose della natura o da loro parti; tali scritture e
tali voci adoperavano gli Egizi per intrecciare colloqui con gli dei ad esecuzione
di effetti mirabili. Ma quando Theuth o qualcun altro invento le lettere del genere
che ora utilizziamo in altro tipo di attività, si verifico una perdita gravissima
sia per la memoria sia per la scienza divina e la magia (gnosi/conoscenza).
Perciò, a similitudine degli Egizi, i maghi oggi, costruite immagini e descritti
caratteri e cerimonie, che consistono in certi gesti e in certi culti, comunicano i
loro desideri quasi per mezzo di cenni definiti, e questa e quella lingua degli dei
che, mentre le altre tutte sono mutate mille volte e quotidianamente mutano, rimane
sempre la stessa, come resta la stessa la specie della natura”».
(De Magia De Vinculis in genere)

I simboli, a parer nostro, non mirano alla rivelazione in sé, semmai suggeriscono
la via per far sì che questo velo, che non permette la “visione” o la
comprensione globale della vera essenza delle cose, venga tolto. 

Possiamo affermare quindi che quando parliamo di velo in realtà non facciamo altro che menzionare l’ombra stessa della Luce (Verità) e, ovviamente, anch’essa, secondo
l’aspetto speculare della realtà, per sua stessa natura fa parte del linguaggio con cui l’Eterno comunica e agisce su tutto.

Queste due vie apparentemente in contrapposizione tra loro le possiamo intendere più precisamente in questo modo: la verità essoterica e immanente, mentre
quella esoterica e trascendente: porta la coscienza in superiori stati di esistenza rispetto alla percezione comune che resta attaccata alla realtà mondana (rilegata a dottrine, concetti, insegnamenti, dogmi, tradizioni).

La funzione del termine “religione” sarebbe appunto quella di “relegare” l’uomo
a determinate credenze. 

La religione ha di per se il compito e la pretesa di contenere e salvaguardare l’aria del sacro custodendola dalle contaminazioni (eresie) esterne e, attraverso i suoi rituali, eserciterebbe una sorta di “magia” o controllo sui suoi fedeli. 


Anche quando si esamina la Bibbia dobbiamo tener conto di due tradizioni distinte che hanno messo mano in questi libri sacri: quella di tipo sacerdotale, e con essa tutto un fulcro di insegnamenti inerenti alla morale e alla dottrina del popolo, e quella iniziatica, che insegna, se pur in modo velato (esoterico), a trascendere quelle stesse
leggi e quegli insegnamenti a favore di un’armonia naturale con l’Assoluto,
indicata il più delle volte con il termine Amore o via mistica del cuore.

Attraverso queste due vie possiamo comprendere in maniera cristallina che
il sensibile non e altro che il riflesso dell’intellegibile.

Sembrerebbe, infatti, oltre che tutto abbia realmente una funzione speculare, che ogni cosa provenga dall’Uno.

Tra le tante tematiche spiritualiste in questo saggio tratteremo dell’importanza
della cosiddetta iniziazione al Sacerdozio di Melchisedech che si distinguerebbe
per la sua natura mistica dal comune Sacerdozio di Aronne (queste
sono le due tradizioni all’interno della Bibbia che citavamo poc’anzi)

Tale iniziazione, in realtà si tratta di un’elevata dimensione spirituale, a differenza
del Sacerdozio di Aronne in mano ai Leviti (tribù di Levi), non viene conferita
da nessuna confraternita iniziatica, essa avverrebbe nell’intimo del devoto
nel momento in cui egli riesce a far attingere la propria mente, grazie
alla contemplazione del divino, direttamente all’archetipo ancestrale e primordiale.

Questa contemplazione, che e totalmente mistica, risveglierebbe
nella memoria del devoto un’antica essenza strettamente connessa all’Eterno
che gli permetterebbe di agire nel mondo vedendo il tutto sotto un piano
di realtà assai più elevato. 

In termini simbolici questa esperienza potrebbe esser spiegata, pressappoco, con ciò che accadde a Saulo di Tarso, divenuto poi San Paolo, folgorato nella via di Damasco, o con la rivelazione cristica nel momento in cui l’agnello di Dio, il leone della tribu di Giuda, apre i sigilli nel Libro della Rivelazione: si tratterebbe a tutti gli effetti di una Gnosi che, come un fuoco purificatore, trasporta l’ego in comunione con gli elevati
aspetti archetipici e simbolici dell’Altissimo


Il Doctor Angelicus Tommaso D’Aquino (1225-1274) tra le tante sue grandi massime scrisse una frase che puo ben indicare il concetto appena espresso: 

“Tu non possiedi la Verità, ma e la Verità che possiede te”. 

Tornando al binomio tra esoterismo ed essoterismo, a nostro avviso l’umanità è divisa in due tipologie di persone: quella che percorre la via esoterica sarebbe strettamente legata all’intuizione e viene associata nella Kabbalah con la sefirot Chokhma
(Sapienza), mentre l’altra sarebbe vincolata al raziocinio, e nell’albero sefirotico
viene abbinata a Bina (Intelligenza); quest’ultima è palesemente collocata
nella via essoterica. 

Chokhma ha sede nell’emisfero destro ed ha la facoltà di elaborare idee complesse e trascendentali che giungono nella mente dello gnostico come la “folgore”. 

Tale fenomeno può essere descritto anche come il cosiddetto “lampo di genio”. 

Qui l’intuizione del mistico (l’idea) coglie l’archetipo e lo elabora come concetto nel proprio intimo arricchendolo di immagini. 

Questa via è strettamente associata all’essenza stessa del simbolo, del mito, dell’enigma, ed ha una valenza artistica nell’animo dell’essere umano, tutte facoltà tipiche del lobo destro del cervello.

Bina, invece, risiede nel lobo sinistro, ed ha la facoltà di comprendere con raziocinio
tutti gli elementi esaminandoli attentamente con l’intelletto e con la logica.


Quest’ultima e la via che la maggior parte dell’umanità utilizza, soprattutto
per la visione dei testi sacri che risultano, se presi alla lettera, racconti
che narrano solo verità teologiche fine a se stesse o addirittura diventano
comparabili a favole per bambini.

Questa via essoterica e in realtà la base, e l’involucro stesso, che permette all’iniziato
ai misteri di intraprendere il cammino di penetrazione della dimensione
del sacro. Entrambe le vie sono indispensabili per la comprensione
della realtà e, soprattutto, per l’assimilazione del messaggio simbolico
contenuto nella Sacra Scrittura

L’iniziato, ovvero colui che si e totalmente immerso nel sacro rispetto al profano (“colui che e al di fuori del tempio”), ha il dovere di far congiungere questi due modi di intendere la realtà per far sì che gli archetipi e i simboli ritornino vivificati nella giusta armonia attraverso le immagini ed il Logos stesso narrato nella “fabula”: la narrazione del testo. 

Tutte le illuminanti idee che sono sbocciate in invenzioni, specialmente
quelle “partorite” dalle menti geniali di vari iniziati, derivano da questo
archetipo ancestrale, che altri non è che una sorta di mente di Dio che
vede ogni cosa (El-Roi). 

Il grande filosofo Aristocle, conosciuto al mondo più per il suo soprannome, Platone, indica questo luogo con il termine di Iperuranio

E in questo regno, o se preferiamo dimensione, “sopra il cosmo”, che nascono le forme (immagini), gli archetipi e, di conseguenza, tutto il linguaggio simbolico che viene proiettato e consolidato nel nostro mondo attraverso la Luce. 

L’anima dell’uomo, sempre secondo il medesimo concetto
platonico, una volta trapassata si recherebbe in questo luogo dove attingerebbe
a queste informazioni dettate dagli eterni impulsi di Iperuranio per
poi reincarnarsi nuovamente nel mondo materiale detenendo però in sé tutto
il sapere simbolico che viene riposto e conservato nell’inconscio piu profondo.

Sarebbe in questo luogo che le idee prendono forma all’interno dell’intelletto
dell’essere umano: la Luce divina che brilla nuovamente nell’uomo.

Idee, Vestigia, Ombre, questa sarebbe la tripartizione secondo cui l’archetipo
prende forma nel mondo. 



Per lo meno questo era il pensiero del filosofo nolano Giordano Bruno. 


Per Platone la ricerca della conoscenza e la vera meta dell’uomo e, di conseguenza, conoscere tali archetipi equivarrebbe in qualche modo a conoscere il linguaggio di Dio.





Tornando alle illuminanti idee dei grandi iniziati, citiamo a tal proposito
Ruggero Bacone, il quale descrisse come costruire un cannocchiale nel De
Optica secoli prima che fosse inventato realmente; come non parlare delle
idee rivelatrici di Pico della Mirandola (1463-1494), poi ampliate dalla
mente di Giordano Bruno se pur in modo differente, sul Divino, il cosmo
e sulla natura, o quelle di Cartesio sull’essere; impossibile non citare le invenzioni
scientifiche di Leonardo Da Vinci (1452-1519) e Newton (1642-1727), o la musica celestiale di W.A. Mozart (1756-1791) basata su una determinata
legge numerica. 


Questi sono solo alcuni esempi di inziati che furono “pervasi dallo spirito”, o dall’illuminazione divina, e considerati da tutti geni assoluti della storia dell’umanità. 


Il merito di questi illustri personaggi non e stato di certo influenzato da presunti patti con il Diavolo, o da un intervento di entità extraterrestri per favorire la crescita stessa dell’umanità, bensi da quello che nell’antichità veniva indicato come “sapere degli
dei” che altro non sarebbe che la profonda ricerca interiore di potenti archetipi
che ha portato, grazie ad un elevatissimo sforzo mentale, soprattutto
spirituale, al congiungimento del proprio intimo con l’Eterno, il quale ha
in qualche modo “suggerito”, sotto forma simbolica, tali verità riattivando
la memoria in questi straordinari uomini sensibili. 


Secondo tale concetto le opere elaborate da questi immensi autori sarebbero dovute ad una sorta di stato di grazia come se in loro lo spirito del Creatore stesso abbia in qualche modo travasato le diverse informazioni che successivamente vennero riconosciute dal mondo intero come potenti verità immortali.

Ricordare queste verità primordiali equivarrebbe in qualche modo a riattivare
la nostra parte divina: la scintilla di Luce creatrice che tutto muove e
tutto conosce. 

La dottrina platonica della Reminiscenza non e altro che questo:

apprendere attraverso il ricordo.


Nell’antichità questi archetipi erano celati nei miti; tali verità sono all’interno di storie sugli dei che si rapportano con l’umanità e che, oltre all’antica Grecia sono presenti anche nel simbolismo delle divinità dell’India e, se pur in modo diverso, anche nella Bibbia.

I miti greci celano di per sè nel loro racconto queste verità primordiali detentrici
di un potere psichico che porta all’evoluzione dell’intimo di chi riesce
a comprenderlo e a metabolizzarlo nel proprio cuore, il Sancta Sanctorum del vero Se. 

Il mito costituisce la piu ricca e preziosa fonte di informazioni sulla nostra storia attraverso cui la narrazione stessa, rivestita sempre di sacralità, ci narra; tutto questo viene velato nel mito stesso negli strani rapporti tra gli uomini, spesso rappresentati come eroi, e gli dei. 

La verità archetipica diventa mito sotto forma di racconto, poi muta in simbolo
e, infine, diventa tradizione. 

Questa raffigurazione vivente di idee e di verità ancestrali, che hanno tutte una loro storia nella mitologia, venivano indicate nell’antichità con il termine di “statuificazione”


La statuificazione e un processo di sintesi mnemonica in grado di concentrare attraverso il mito concetti elevati e teorie complesse. 

Questo sarebbe il senso stesso del linguaggio simbolico (iniziatico) che dalla “fabula” ritorna alla fonte attraverso il percorso anagogico, da Anagoge, trascendente, ovvero dall’intimo dell’iniziato si espande nell’universale, come se si trattasse realmente di un ritorno al Dio padre (Abba). 


Nell’arco della propria esistenza spesso l’uomo viene attraversato dal Logos di Dio, anche se quasi mai se ne rende conto, soprattutto grazie alla tradizione dei testi sacri che, colmi di archetipi, realmente accarezzano l’anima dei meritevoli, coloro che sono aperti alla sola legge mistica dell’Eterno: l’Agape

Esotericamente il Logos o Verbo di Dio feconderebbe così l’intimo dei mistici, i quali, una volta compreso il messaggio archetipico ed il linguaggio simbolico dei testi sacri, si ricongiungerebbero alla Luce da cui tutto proviene. 


In termini simbolici potremmo sintetizzare il tutto in questo modo: Il Sole e la rappresentazione simbolica del mondo archetipico da cui tutto proviene, mentre la Terra incarna il mondo fisico delle forme e delle immagini dove l’uomo, adoratore del Sole, può tuttavia comprendere il tutto per iniziare il cammino inverso sperando di far ritorno alla Luce: ritornare alla fonte. 

Per lo meno questo era un pensiero in voga nell’antichità. 

Gli antichi avevano compreso e messo in atto una verità assoluta: l’unica maniera per preservare determinati segreti e determinate verità nel corso dei secoli era mediante il mito, attraverso storie che narrano vicende simboliche capaci di rendere in comunione la mente dell’uomo con l’essenza archetipica di Dio.

«La verita non e venuta nuda nel mondo, ma e venuta in simboli e immagini.
Non la si puo afferrare in altro modo ».
(Vangelo Gnostico di Filippo)


Paradossalmente, e questo lo possiamo riscontrare di continuo, è più il mito
che fa la storia che non gli uomini. 

Il mito e costituito da archetipi immortali, mentre l’uomo è solo di passaggio in questo longevo fiume che è la vita stessa. 

Ecco perché i testi sacri, colmi di archetipi, riecheggiano intensamente
e costantemente nei cuori delle persone più dei normali libri di storia,
che narrano di fatto solo vicende mondane.

Nel Vangelo, ritenuto a nostro avviso il più grande libro iniziatico di tutti i
tempi, queste verità vengono rappresentate dal Logos divino nell’uomo
Gesù, il Cristo. 

Il Logos successivamente diventa, attraverso gli Apostoli, kerigma,
“l’annuncio” o “proclamazione cristica” (per tutta l’umanita), ma già
a quel punto l’archetipo perde purezza rispetto a ciò che era prima di essere
rivelato, prima di “farsi carne”, poiché, oltre a discendere in un “mondo inferiore”,
viene in qualche modo “contaminato” e veicolato direttamente o
indirettamente dai concetti intellettuali elaborati dagli uomini. 


In questo senso il Logos incarnato non rappresenta più un impulso puro e diretto dell’archetipo ancestrale stesso, anche se il Vangelo conserva in sé, malgrado le
interpolazioni, frammenti di quella verità, come della verità assoluta stessa.

Tutto ciò sarebbe pressappoco analogo allo stesso esempio che abbiamo riportato
in precedenza sugli Egizi tratto dal De Magia di Giordano Bruno:
l’Archetipo diventa Logos perdendo in qualche modo la sua purezza divina.

Nonostante ciò nel Vangelo Gesù appare come un uomo ma agisce come
Dio. 

E questo vale ancora oggi! 
Il suo messaggio resta divino. 

Nella storia del Nazareno ritroviamo sacri principi primordiali che riecheggiano anche
nelle vicende di Horus e di tutta una determinata iniziazione egizia, da cui
non a caso proviene lo stesso Mosè, colui che ha costituito il popolo ebraico.

Nel Vangelo troviamo inoltre la sapienza dei Magi proveniente dallo
Zoroastrismo e, soprattutto, una determinata continuità rilegata alla stirpe
di Giuda, la discendenza sacra agli occhi dell’Eterno da cui è germogliato il
Re Davide. Su questo importantissimo tema ci soffermeremo più avanti.

Nel Vangelo riscontriamo sia moltissimi simbolismi attinenti a più culture,
sia verità storiche con nomi e luoghi riscontrabili nella storicità ufficiale.

Purtroppo, come spesso accade all’essere umano, l’uomo tende ad ontologizzare
la storia, per questo molte verità celate nei testi sacri, che hanno un
importante valore simbolico, vengono disperse o non arrivano nei cuori delle
genti nella corretta maniera ma solo sotto il loro aspetto letterale o storico.

Questi due aspetti apparentemente in contraddizione (esoterico ed essoterico)
vengono nella Bibbia rappresentati dallo stesso Messia Gesù di
Nazaret, il quale incarna sia il Logos di Dio, sia il simbolo di tutto ciò che
viene descritto e vissuto dai profeti nell’Antico Testamento e che, per l’iniziato
ai misteri, deve essere Via, Verita e Vita (Gv. 14:6) a De Imitatione Christi.


La vicenda di Gesù di Nazaret viene infatti vissuta dal credente come storia
realmente accaduta in questo piano di realtà, collocabile in un determinato
contesto storico intorno a duemila anni fa, mentre per l’esoterista, come per
lo gnostico, ciò che conta in questa vicenda è il suo significato simbolico riconducibile al proprio essere. 

In questo senso il linguaggio simbolico del testo sacro funge da veicolo per la coscienza la quale si connetterebbe a delle verità superiori da cui l’archetipo stesso narrato nella “fabula” proviene attivando un processo di trasformazione della psiche e dello spirito. 

Cristo rappresenta per i comuni cristiani l’incarnazione di Dio, il Logos incarnato,
mentre per i cristiani gnostici simboleggia la nostra parte spirituale che, se
riconosciuta e “risuscitata” nel nostro intimo, ci conduce nuovamente al
Padre. 

Attraverso la sua “alleanza”, simboleggiata dal suo sacrificio (Mc.14:24), il simbolismo di Cristo ci porta in comunione con l’Eterno rendendoci
partecipi di una verità assoluta: tra l’uomo e Dio c’e distinzione, ma
non separazione. 

A differenza delle religioni ufficiali, le correnti esoteriche
sono detentrici di una dottrina segreta che, a detta degli iniziati, sarebbe la
retta via per raggiungere la realizzazione spirituale:

« A voi (Apostoli/Iniziati) e stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli
di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano,
ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
(Marco 4:11-12)


L’esoterismo si preoccupa di per sé, attraverso il linguaggio simbolico, di fornire
i frammenti di verità seminati in differenti tradizioni e che sono il più
delle volte rivestiti o contornati da un velo accecante. 

La funzione di tutto ciò sarebbe quella di condurre nuovamente l’umanita alla vera e unica Tradizione

Le religioni sono per loro stessa natura settarie, i simboli al loro interno, invece, sono universali e polivalenti. 


Tutte queste tradizioni, come le spine di un roseto, in realtà sono figlie del medesimo seme di cui i vari simboli universali presenti al suo interno, che ne ricoprono il mistero, di per sé hanno la funzione di unire, di congiungere, determinate idee, concetti,
oltre che i vari archetipi concentrati in essi. 

L’iniziazione è sostanzialmente la conquista di un sapere che, attraverso il linguaggio simbolico ed esoterico delle vicende narrate nei miti e nei testi sacri, accresce l’essenza spirituale nell’uomo; l’iniziazione ai misteri, che in passato veniva trasmessa da bocca
ad orecchio, da maestro a discepolo, vivifica a tutti gli effetti gli archetipi
assopiti e preesistenti nell’essere umano; non è un ripetere a pappagallo
ciò che è stato appreso a livello teorico come una semplice catechesi. 

Gli iniziati, anche se sarebbe più corretto utilizzare il vocabolo adepti in quanto appartengono ad un livello più elevato rispetto ai primi, furono coloro che die-
dero voce e forma alla parola dell’Altissimo elaborando i testi sacri della
Bibbia con un accurato linguaggio simbolico nato appositamente per trasmettere
le verità trascendentali al “popolo eletto”.

Il termine Adepto significa letteralmente “colui che ha acquisito” ed è equivalente all’iniziato che ha raggiunto un’elevata meta spirituale. 

In greco “morire” si indica con il termine Teleutan, mentre “essere iniziati” si dice “Teleisthai”.

Questi due termini, oltre all’evidente assonanza, agiscono all’unisono nel rituale
dell’iniziando poichè essi sarebbero sostanzialmente l’uno il frutto dell’altro.
Bisogna, infatti, morire simbolicamente (“morte rituale”) per divenire
iniziati ai misteri. 

Questo processo consisterebbe nel far morire il nostro essere precedente (quello che eravamo) per donare una nuova vita all’uomo “nuovo” attraverso una resurrezione simbolica.

L’iniziazione porta sostanzialmente a “vedere”, attraverso l’occhio interiore (l’intuizione), il regno invisibile non percettibile con la sola ragione. Si tratterebbe a tutti gli effetti di riuscire ad ottenere una “visione” che va ben al di là della comprensione logica.

La chiave di lettura iniziatica di un testo sacro o anagogica sfugge
alle masse, va conquistata, ed è faticosa da raggiungere; non serve che essa
venga spiegata da qualche dotto, poichè chi non possiede in cuor suo la capacità
di comprendere a livello animico tali verità velate è destinato a non
“vedere” mai l’impronta di Dio nella Sacra Scrittura

Dobbiamo aprire il cuore e lasciarsi impressionare da Sacro per accedere nel Regno.

Tuttavia per intraprendere la via anagogica è necessario comprendere in tutti i suoi aspetti la chiave letterale di un testo sacro per poi trascenderla totalmente. Solo
così l’impavido può scalare le alte vette della “Montagna sacra” e percorrere
un’ascesi verso gli stati superiori del se.

Attraverso il seguente linguaggio: Silenzio-Logos-Simbolo il mistico riesce a
conoscere la vera “voce” di Dio, ed è grazie alla mente, che incanala e proietta
tutte le energie dell’universo, e al cuore, che permette di edificare tutto ciò
che è sacro all’interno di noi, che egli puo raggiungere le alte cime della trascendenza.


Il mistico, a differenza del razionalista, si immerge totalmente nelle ricerca di qualcosa di più elevato che va ben al di là della condizione mondana nella quale egli vive; trascende la realtà attraverso la sete di conoscenza e non cade nelle trappole costruite da concetti relegati alla ragione.

Non si trascende infatti la realtà con la ragione, ma con il totale abbandono
dell’ego. 

Il mistico è a tutti gli effetti uno gnostico in perenne viaggio verso
la resurrezione: è un’anima alla continua ricerca della condizione paradisiaca
del Sé, un umile pellegrino che ama giostrarsi nelle sfere del sovrasensibile.

In questo saggio non faremo altro che tentare di provare a sfiorare e
spiegare questa infinita ricerca di trascendenza mistica, dato che a parer nostro
esiste ancora il mistero dei misteri attorno alla Bibbia e, di conseguenza,
intorno a Dio: quello che le religioni istituzionalizzate non rivelano, o
che forse realmente non conoscono, e che potrebbe essere celato nella filosofia
platonica, nella dottrina pitagorica, nella kabbalah, nell’ermetismo, nell’alchimia
e in alcuni insegnamenti particolari dello Yoga.

Tutte tematiche sacre presenti all’interno del Rosicrucianesimo.


Sembra, infatti, che alcuni cristiani del rinascimento tutto ciò lo avessero intuito e ben compreso! 

Tali segreti, che alcune confraternite hanno contribuito a tramandare se pur in
modo sotterraneo, vengono presentati in questo nostro lavoro dopo anni e
anni di duro studio con l’aggiunta di nostre personalissime interpretazioni.


«Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare
allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io
ascolti come gli iniziati. Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto
resistenza, non mi sono tirato indietro».
(Isaia 50:4-5)

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MICHELE P.